Solitudine: perché c’è sofferenza e dolore quando sei da solo?

novembre 26th, 2009 |

Confrontare se stessi in solitudine fa paura ed è doloroso, ma bisogna sopportarlo. Non si dovrebbe fare nulla per evitarlo, nulla per distogliere la mente e nulla per sfuggirlo. Bisogna passarci attraverso e sopportarlo. La sofferenza e il dolore sono un buon segno, significano che ti stai avvicinando a una rinascita: ogni nascita è preceduta dal dolore. Non è possibile evitarlo, e comunque non va evitato perché fa parte della crescita.

Ma perché c’è questo dolore?
Se ne comprendi il motivo, questo ti aiuterà a passarci attraverso; e se ci passi in modo consapevole, ne verrai fuori più facilmente e più presto.
Perché c’è sofferenza quando sei da solo? La prima cosa è che in questa situazione l’ego sta male. Può esistere solo con gli altri; è cresciuto all’interno dei rapporti con gli altri, quindi non può esistere da solo. Quando si trova in una situazione in cui non è più in grado di sopravvivere, si sente soffocare, si sente a un passo dalla morte. Questa è la sofferenza più profonda: senti che stai morendo. Non sei tu che stai morendo, ma solo l’ego, che hai preso a considerare come te stesso, con cui ti sei identificato. L’ego non può esistere perché ti è stato dato dagli altri. È un contributo altrui, che non puoi portare con te quando ti allontani dagli altri.

In solitudine tutto ciò che sai su di te, cadrà; pian piano scomparirà. Puoi prolungare la vita dell’ego per un certo periodo – e anche per questo dovrai usare l’immaginazione – ma non puoi prolungarla molto a lungo. Senza la società, non hai radici: ti manca il terreno da cui ricavare il cibo. Questa è la principale sofferenza.
Non sai più chi sei: sei solo una personalità in dissoluzione, che si va disperdendo. Ma questo è un fatto positivo, perché se il falso non scompare, il reale non può emergere. Se non sei assolutamente pulito, limpido, il reale non può apparire.

In questo momento c’è un falso ‘tu’ che occupa il trono, e dev’essere detronizzato. Vivendo in solitudine, tutto ciò che è falso può andarsene. La realtà è che tutto quello che la società ti ha dato è falso; tutto quello che è nato con te, è autentico. Tutto ciò che è ‘te’ quando sei da solo, senza alcun contributo degli altri, è reale, autentico. Il falso deve sparire, ma il falso è un grande investimento. Hai investito tanto in esso; te ne sei preso tanta cura, e ora tutte le tue speranze sono collegate a esso. Perciò quando inizia a dissolversi, avrai paura, tremerai: “Che stai facendo a te stesso? Stai distruggendo la tua vita, la tua struttura”.
Avrai paura. Eppure devi passarci attraverso; solo allora potrai diventare impavido. Non dico che diventerai coraggioso, no. Diventerai impavido.
Il coraggio fa ancora parte della paura. Per quanto tu possa essere coraggioso, alle spalle del coraggio è nascosta la paura. Io dico ‘impavido’. Non sarai coraggioso; non occorre essere coraggiosi quando la paura non c’è. Paura e coraggio sono entrambi irrilevanti: sono aspetti della stessa medaglia. Le tue persone coraggiose sono come te, solo messe a testa in giù. Per te il coraggio è nascosto e la paura è in superficie; per loro, la paura è nascosta all’interno e il coraggio è in superficie. Quindi quando sei da solo, sei molto coraggioso. Quando pensi a qualcosa, sei molto coraggioso, ma quando accade la situazione reale, hai paura.

Si diventa impavidi quando si entra nella paura più profonda di tutte – quella del dissolversi dell’ego, del dissolversi dell’immagine e della personalità.
Questo fatto vuol dire morte, perché non sai se a partire da questa morte potrà emergere una nuova vita. Nel corso del processo, conoscerai solo la morte. Solo quando sarai morto per come sei ora – una falsa entità – solo allora saprai che la morte era solo una porta verso l’immortalità. Ma questo succederà alla fine; durante il processo starai solo morendo.
Tutto ciò a cui tenevi tanto, ti verrà portato via: la personalità, le idee, tutto ciò che consideri bello. Tutto questo ti lascerà. Verrai spogliato di tutti i ruoli e di tutte le vesti. In questo processo ci sarà la paura, ma questa paura è fondamentale, necessaria e inevitabile – è necessario passarci attraverso. Dovresti comprenderla e non cercare di evitarla; non fuggire, perché ogni fuga ti riporterà indietro. Tornerai di nuovo all’interno della personalità.

Quelli che vanno nel silenzio profondo e nella solitudine, mi chiedono sempre: “Ci sarà paura, e allora cosa fare?”. Io dico loro di non fare nulla, solo di vivere questa paura.
Se inizi a tremare, trema. Perché impedirlo? Se c’è paura dentro di te e inizi a tremare, trema di paura. Non fare nulla, lascia solo che accada – se ne andrà da sola. Se la eviti …e potresti evitarla. Puoi metterti a recitare mantra: “Ram, Ram, Ram”; ti attacchi al mantra in modo che la mente venga distratta. Raggiungi una certa pace; la paura scomparirà perché l’hai spinta nell’inconscio. Stava emergendo – ed era una cosa buona, te ne saresti liberato – ti stava lasciando, ma quando ti lascia, ti metti a tremare.

È un fatto naturale, perché un’energia che è sempre stata presente in ogni cellula del corpo e della mente – e sempre repressa – si sta dissolvendo. Ci sarà un tremare, uno scuotersi: sarà come un terremoto. L’anima nel suo complesso verrà scossa; ma tu lascia che accada. Non fare nulla; questo è il mio consiglio. Non metterti nemmeno a recitare mantra. Non provare a fare nulla perché tutto ciò che potrai fare è di reprimerla un’altra volta. Se le permetti di essere, se lasci che sia presente, ti lascerà – e quando ti lascerà, sarai una persona completamente diversa.

Criticare se stessi

novembre 9th, 2009 |

Mi sento molto critica verso me stessa. Dopo aver incontrato qualcuno, penso sempre a cosa ho detto e cosa avrei dovuto dire.

Questa è una cattiva abitudine. La consapevolezza di sé è un fatto positivo, ma il criticare se stessi non lo è, perché non è mai a proposito. Ti critichi quando il momento è già passato. La consapevolezza è nel presente, mentre la critica riguarda il passato. Ma non puoi disfare il passato, né puoi rifarlo. È finito, è finito per sempre; non c’è nulla che si possa fare. È stupido sprecare anche solo un istante a pensarci, perché quando ci pensi, non fai altro che sprecare anche il momento presente, ripetere lo stesso errore. Sii consapevole di tutto – relazioni, lavoro, meditazione… di tutto.
Sii consapevole quando una cosa è presente, mentre accade, e non essere mai critico. In quel momento di consapevolezza, qualcosa può essere trasformato. Se sei sveglio, ci sono tante cose che non puoi fare; ne farai invece delle altre. Se sei consapevole, non potrai commettere gli errori che poi critichi. La consapevolezza non è qualcosa che ti dia la possibilità di pentirti. Una persona consapevole non si pente mai; tutto ciò che non ha fatto, non ha fatto. Non serve compiangersi, criticarsi, piangersi addosso – queste sono tutte malattie. Quindi non criticare.
È un ‘trip’ dell’ego. Fai qualcosa, e poi nella tua mente cerchi di migliorarla. Ma questo mostra solamente che hai fatto qualcosa che è al di sotto dell’immagine creata dal tuo ego. Ti sei arrabbiato, mentre pensavi di essere una brava persona, una che non si arrabbia mai – ma ora ti sei arrabbiato. Più tardi ti accorgi che l’immagine che hai di te stesso è scaduta. Cosa puoi fare ora? Ai tuoi stessi occhi ti senti condannato.
Come potrai più mostrare la tua faccia in giro? Avevi detto a destra e a manca di essere una brava persona, una che non si arrabbia mai, e cose del genere. Ora che fare di tutta la pubblicità che ti eri fatto? Non puoi proprio dire di essere arrabbiato o avido o tirchio. C’è solo una possibilità: ti tiri su dalle stringhe delle scarpe, ti raddrizzi a forza, ti penti. Affermi: “Ho fatto una cosa sbagliata, qualcosa che non avrei dovuto fare. Avrei dovuto fare qualcos’altro”. Stai ritoccando la tua immagine, stai dicendo: “Va bene, magari mi sono arrabbiato, ma è stato solo l’errore di un momento. Me ne pento. Guarda, ho le lacrime agli occhi. Non sono così cattivo, dopotutto”. Puoi persino andare dalla persona con cui ti eri arrabbiato e chiederle perdono – ma anche questo è un ‘trip’ dell’ego. Ti sentirai di nuovo bene – sei davvero un brav’uomo! Hai conservato la tua rispettabilità. L’immagine che avevi di te si è riaffermata.
Se senti veramente che la rabbia era sbagliata, dimenticati del passato. È quando la rabbia è presente che devi rimanere sveglio. Quello è pentimento vero. Resta sveglio. Non dico di non chiedere mai perdono a qualcuno. Fallo pure, ma non perché sei pentito. Non scusarti per la tua rabbia ma per la tua inconsapevolezza. Riesci a comprendere la differenza?
Se ti sei arrabbiato, vai dalla persona e dille: “Ero inconsapevole. Mi sono comportato da sciocco, da ubriaco. Ero incosciente, come drogato. Ho fatto qualcosa, ma in effetti non c’ero”. Chiedi scusa per la tua inconsapevolezza, non per la rabbia. E ricorda che l’inconsapevolezza, non la rabbia, è il problema reale.
La prossima volta sii più consapevole. Che sia rabbia, odio, gelosia, possessività, le cose sono mille… ma la malattia vera è solo una: l’inconsapevolezza. Sono tutte facce dello stesso fenomeno. Se cerchi di cambiare questi problemi, non potrai mai farcela, perché sono milioni.

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