Buddha: un racconto buddista sull’illuminazione

gennaio 12th, 2010 |

Gautama il Budda e il suo discepolo Ananda sono in cammino da un giorno intero e hanno perso lastrada. Vengono da lontano e dovrebbero essere già arrivati alla città verso cui sono diretti, ma il tramonto è vicino e la città non è in vista. Arrivano in cima a una collina e da lì possono vedere molto lontano. Ananda è molto preoccupato, perché Budda è ormai vecchio e malato e ha bisogno di un luogo confortevole dove trascorrere la notte. Nonostante la vecchiaia e la malattia ha camminato per tutto il giorno.

Sul ciglio della strada, un boscaiolo sta accatastando della legna. “Quanto dista la città più vicina?” gli chiede Ananda. “Non preoccuparti, dista solo due miglia,” risponde il boscaiolo.
Ananda è rincuorato dalla buona notizia e si fa coraggio. Ma Budda sorride. Ananda, pur non capendo il motivo di quel sorriso, vede che Budda è stanco e non dice niente per non disturbarlo.

Camminano per altre due miglia ma della città non vi è traccia. Incontrano una vecchia che vive in una fattoria nei pressi della strada e le chiedono: “Quanto dista la città?” “Figli miei,” dice la vecchia, “non più di due miglia… ormai siete arrivati, manca poco.” Ananda commenta: “Ma anche il boscaiolo ci aveva detto che mancavano due miglia…” Ancora una volta Budda ride. Poi dice: “Forse mancano davvero due miglia. Proviamo…”

Camminano per altre due miglia senza vedere la città, poi incontrano un viandante che sta camminando nella direzione opposta. Sicuramente costui deve sapere quanto dista esattamente la città… viene da quella direzione. Ananda, eccitato, gli chiede: “Quanto dista la città?” “Quanto dista? Non più di due miglia…” risponde il viandante. E ancora una volta Budda sorride…

Questa volta Ananda non riesce a contenersi e sbotta: “Siamo stanchi eppure tu ridi. Senza dubbio ridi di me, perché non c’è nessun altro. Sono preoccupato, perché si sta facendo buio e non si vedono luci intorno. Questa gente è strana: tutti continuano a dire che mancano soltanto due miglia. Abbiamo già percorso sei miglia, e mancano sempre due miglia… sembra che da queste parti la gente sappia contare solo fino a due!”

Budda risponde: “Ananda, non capisci… è quello che ho continuato a fare per tutta la vita. Questa gente è molto compassionevole: sa benissimo che non mancano solo due miglia, ma sono riusciti a farti andare avanti per sei miglia. Le loro bugie… hanno mentito, è vero, ma lo hanno fatto per compassione. Per questo ridevo. Non ridevo di te, ridevo perché è quello che io stesso ho continuato a fare per tutta la vita.”

“Quando la gente mi chiede: ‘Quanto è lontana l’illuminazione?’” continua il Budda. “Io rispondo: ‘Manca poco: ancora due miglia e sarete arrivati’. Le due miglia sono una distanza fissa. Ma è così che la gente cresce: continuano ad avvicinarsi sempre più alla meta ma… rimangono sempre quelle due miglia da percorrere. La gente di questi luoghi è molto compassionevole e capisce la psicologia umana.”

Mi sento sola

gennaio 9th, 2010 |

Ci sarà un momento in cui sarai in grado di stare da sola, ma non sei ancora a quel punto. Che ti piaccia o no, devi stare con qualcuno. Stare da soli è possibile solo quando si è veramente maturi, e non c’è nulla che si possa fare per questa maturità in un istante. Essa deve crescere a poco a poco, vivendo insieme a qualcuno, soffrendo e provando gioia.

Dopo essere passato attraverso molte esperienze di relazione, un giorno appare nella coscienza la realizzazione che da solo basti a te stesso, che non occorre che tu dipenda da altri, che essere soli non è uno spazio negativo ma un profondo appagamento, che essere soli è una cosa bella e colma di benedizioni. Ma questo accade solo dopo che sei passata attraverso tanti inferni e purgatori, solo allora. Non puoi andare direttamente in paradiso; la via per il paradiso passa attraverso l’inferno. Devi passare per l’inferno; quella è la scuola che ti prepara per il paradiso. Non avere fretta, perché altrimenti diventerai molto infelice.

È meglio essere in relazione e infelice che essere infelice e solo. Questa è l’unica scelta che hai in questo momento: infelice da solo o infelice con un altro. Ma essere infelici insieme è meglio, perché almeno puoi gettare la responsabilità sull’altro!

Se sei completamente solo, su chi potrai gettare la responsabilità? Dovrai portare tutto il fardello, senza avere nessuno con cui condividerlo! Se sei infelice con qualcuno puoi trovare delle ragioni per spiegare la tua infelicità. Se sei da solo non ci sono né cause, né spiegazioni; la mente si sente vuota, priva d’impegni, e l’infelicità sembra dover essere perenne, interminabile.

In questo momento scegli l’altra infelicità, quella che la gente chiama relazione. È un male necessario. Un giorno sarai in grado di andare oltre, ma non ora. Quando accadrà, non ti sentirai per nulla infelice da sola, anzi ti sentirai in cima al mondo. Non c’è gioia più grande di questa, non c’è relazione che possa portare una tale felicità. Una relazione è sempre un fenomeno eterogeneo: alcuni momenti di gioia mescolati a tanti altri di sofferenza. Questo è il prezzo che si paga per quei pochi momenti di gioia.

Se rimani da solo adesso, non avrai nemmeno quei pochi momenti di gioia; sarà solo sofferenza e dolore, una totale monotonia. Se sei con qualcuno, almeno l’infelicità cambia colore, forma. Di mattina è una e di sera è un’altra. È sempre infelicità, ma diversa!

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