Migliorare il carattere

agosto 9th, 2010 |

Bisogna lavorare per migliorare il carattere, altrimenti si resta a mezza strada, non si diventa mai veri uomini e questo comporta molti inconvenienti e nessun vantaggio, quindi mettiamoci al lavoro e cerchiamo di migliorare subito il nostro carattere partendo da un atto di volontà.

Socrate, pare avesse un temperamento assai pronto all’ira e d’una vivacità che lo portava, quando parlava, ad animarsi, a gesticolare, a far scintillare le fiamme nei suoi grandi occhi e magari a percuotersi e a strapparsi i capelli. Ma, sin dalla giovinezza, cominciò ad esercitarsi alla pazienza e profittava di tutto per condursi secondo il lume della ragione a pacificare la sua anima.

Costruì il suo carattere che risultò tanto diverso dal naturale temperamento: quando ero in collera non parlava affatto, ovvero lo faceva con dolcezza: si vedeva bene che era commosso, ma si vedeva pure che padroneggiava la sua collera.

L’opera alla quale ciascuno deve attendere nella propria vita e la laboriosa costruzione del proprio carattere come ciascuno si è prefisso quale proprio ideale.

È che cosa farne del proprio temperamento? Non va certo buttato via, non va rinnegato, soppresso o annullato. Le qualità positive vi sono in tutti temperamenti. Emerson ha scritto : “Dio ci ha messo nelle mani gli elementi del nostro carattere… sta a noi fare la cernita e dare a questa materia grezza la forma che più ci piace”.

Il temperamento può essere pessimo quanto si vuole, non importa. Si può costruire un meraviglioso carattere dovunque, anche nei terreni più impervi, e anzi proprio lì che vengono terrazzi con i magnifici giardini. Importante gettare bene le basi e lavorare bene.

L’uomo che non ha carattere, sia pure fornito di alte qualità e di doti eminenti, vive in una posizione precaria perché resta sempre alla merce di quelle forze interne o esterne che, una volta scatenate, possono ridurlo in un cencio. Gli scaltri spesso approfittano di questi poveri uomini, creando situazioni in cui essi si trovino impigliati e, privi come sono della capacità di dominio, vi restano come vittime. Uomini privi di scrupoli si servono della passione per il denaro che muove l’umanità. Non rimandate iniziate oggi stesso ad agire sul vostro carattere e comportamento.

Ad un certo punto della propria evoluzione l’uomo sente il bisogno di non cedere più al tumulto dei sensi, di calmare le passioni, di cominciare a pensare col proprio cervello, cessando di essere un oggetto dell’ambiente e delle persone.

Le vicende delle esistenze, gli sbandamenti dei vizi che lo avevano reso schiavo le sofferenze che ne erano derivate: stanco di tante delusioni e amarezze, si accorge di avere una volontà con la quale può liberarsi da ogni legame. È il momento del risveglio ai valori reali della vita, ed è questo il momento in cui avviene un cambiamento profondo del  carattere.

Qui l’uomo decide di prendere le redini del proprio carro, di amministrarsi senza intermediari, troppo spesso interessati. Consapevole di avere gli strumenti per farlo, comprende la necessità di non essere più schiavo di nessuno, nemmeno di se stesso. Decide allora di darsi delle regole, delle norme di vita che gli servono per la liberazione. L’esperienza diretta era necessaria nel primo tempo, l’unica strada agli inizi del cammino, per maturarlo. Scopre, in seguito, gli insegnamenti di saggi, l’enorme miniera da cui attingere per trarne forza e aiuto per salire sul piano della coscienza individuale, la vetta cui ogni uomo come tale deve aspirare.

La Gioia

dicembre 31st, 2009 |

Lascia che la gioia crei per te le ali per raggiungere le stelle. Un cuore colmo di gioia è sempre vicinissimo alle stelle. Solo chi è triste e avvilito e infelice va all’inferno: sta creando il proprio inferno. Chi è gioioso, chi canta e danza e celebra sta creando il suo paradiso con ognuna delle sue canzoni, con ognuna delle sue danze.
Dipende da te creare un paradiso o cadere nell’oscurità, nel fuoco dell’inferno. Queste due cose non sono al di fuori di te; sono entrambe al tuo interno. Dipende tutto da cosa scegli di essere, lascia che la gioia ti travolga.

Scegli di essere gioioso, scegli di celebrare sempre di più, scegli di far festa, in modo che nel tuo essere sboccino sempre più fiori, e tu possa godere sempre più della loro fragranza.

Questo non aiuterà solo te, ma anche tutti coloro con cui verrai in contatto. La gioia è contagiosa come una malattia. Quando vedi delle persone che danzano, senti subito che i tuoi piedi vogliono muoversi. Puoi cercare di controllarli, ma il corpo avrà voglia di unirsi alla danza. Tutte le volte in cui hai una possibilità di ridere, unisciti alla risata; tutte le volte in cui hai una possibilità di danzare, unisciti alla danza; tutte le volte in cui hai una possibilità di cantare, unisciti al canto – e scoprirai un giorno di aver creato il tuo paradiso.

Non è che si vada in paradiso; il paradiso non è da qualche parte nel cielo – è qualcosa che crei intorno a te.
Non dare mai ascolto alle cose negative, perché ti possono avvelenare, possono distruggere la tua gioia – mantienila pura, incontaminata. Se gioisci troverai persone che potranno danzare e celebrare con te, perché hai fatto il primo passo verso la felicità. E voglio ricordarti che il primo passo è quasi metà del viaggio. Non risparmiarti metti tutta la tua energia nella gioia, e ogni paura scomparirà!

Frasi sagge: raccolta di 32 frasi sagge per migliorare la vita

dicembre 18th, 2009 |

Ecco una ricca raccolta di frasi sagge inedite per migliorare la propria vita. I temi sono molti; la consapevolezza, la felicità, l’amore… Insomma moltissime frasi per arricchire se stessi ed essere felici:

1. Crea un po’ di attenzione verso te stesso, la vita è molto preziosa, non sprecarla in distrazioni.

2. Se sei consapevole, anche solo minimamente, il tuo stile di vita cambierà. Smetterai molte cose che facevi un tempo e inizierai a fare molte cose che un tempo rinviavi a domani.

3. Goditi la vita, il suo divertimento, il suo mistero, e sii semplicemente innocente come un bambino, senza domande e senza risposte. Non preoccuparti di sapere e io ti prometto che conseguirai la saggezza.

4. Le domande sono una buona cosa, perché ti rendono umile, ti rendono consapevole di essere ignorante. Le risposte sono più pericolose: distruggono la tua umiltà e ti danno una sensazione di sapere.

5. Siate semplicemente in silenzio, in assoluto silenzio, e troverete tutti i tesori, tutti i misteri e tutti i segreti dell’esistenza.

6. Le persone parlano come fossero addormentate. Quando una delle due parla, l’altra finge di ascoltare, ma di fatto sta preparandosi a parlare, pensa a ciò che dirà quando l’altro smetterà. Se guardi due persone, come semplice osservatore, rimarrai sorpreso: nessuno ascolta nessuno, eppure entrambe fingono non solo di ascoltare, ma di comprendere e di rispondere a tono!

7. In realtà, quando due persone si incontrano, sono presenti quattro persone, non due. Due sono le persone reali, nascoste dietro due false personalità; entrambe pretendono di essere ciò che non sono. Entrambe cercano di mostrare la loro parte migliore, entrambe si stanno mettendo in mostra, entrambe sono attori sulla scena.

8. Innanzitutto devi imparare ad accettare te stesso. E non chiedere perfezione nell’altro. Sii umano! Non chiedere perfezioni inumane.

9. I poeti sono diventati poeti perché non sono riusciti ad essere amanti. Per cui scrivono di tutto ciò che non sono riusciti a fare. La loro poesia non è altro che sogni di persone affamate. Le loro poesie non sono altro che sogni di persone che non hanno mai gustato l’amore. E, ovviamente, per compensare, continuano a creare sogni sempre più raffinati. La loro poesia è dannosa!

10. Sii un po’ più positivo e troverai qualcosa di bello anche nella persona più meschina. Sii negativo, e troverai qualcosa di orribile perfino nella persona più bella.

11. Tu sei il creatore della tua vita. Può avere un tremendo significato, essere bella, felice… Ma dovrai crearla nel tuo cuore, e dovrai diffonderla intorno a te.

12. Guarda, osserva… non credere negli altri.

13. Non dare mai a qualcun altro il diritto di pensare al posto tuo, chiunque egli sia.

14. Resta nel presente, rimani orientato nel presente.

15. Se pensi di sapere già, come farai ad imparare?

16.Tempo e pazienza favoriscono ogni cosa.

17. Il corpo è il tuo tempio, non trascurarlo!

18. Quando il sesso viene usato come puro sollievo, quasi fosse uno starnuto, è vissuto nella forma più bassa.

19. Il passato è solo un ricordo, ed il futuro è solo immaginazione. E ciò che esiste sfugge soffocato tra questi due mostri.

20. Alla donna piace essere attraente, perché questo dà potere, più sono attraenti, più hanno potere sull’uomo.

21. Una madre impiega 25 anni nel tentativo di dare un po’ di senno al figlio, poi arriva una donna e in due minuti lo rincitrullisce. Ecco perché le madri odiano le nuore.

22. Non puoi rendere nessuno dipendente da te se anche tu non diventi dipendente da lui.

23. Poiché tu hai ridotto la donna in totale schiavitù, lei ha dovuto fare la stessa cosa con te.

24. Se tu scegli l’inferno da solo, sarai felice; mentre se verrai costretto a vivere in paradiso, contro la tua volontà, sarai infelice. La libertà porta sempre con sé la gioia.

25. Devi semplicemente vivere in maniera naturale, spontanea, consapevole, momento per momento, senza sacrificare il presente in nome del futuro, senza sacrificare l’oggi per il domani, perché il domani non arriva mai.

26. Ogni volta che hai paura di qualcosa, ne sei anche attratto.

27. Prima di essere in collera con qualcuno, devi essere arrabbiato con te stesso. Chi ama veramente se stesso, chi vive con un profondo amore per se stesso, non può fare del male a nessuno, perché non può fare del male a se stesso.

28. L’uomo consapevole non può essere in collera, è impossibile, perché il requisito base per andare in collera è essere inconsapevole.

29.Le persone che vivono nell’infelicità, vivono in quello stato per loro scelta. La sofferenza è una nostra scelta.

30. L’inferno è un modo particolare di guardare le cose.

31. Non è la vita ad essere noiosa, sei tu ad essere morto.
Non dire che la vita è noiosa, riconosci di non sapere come si vive.

32. Se ami te stesso, troverai moltissime persone che ti amano, perché una persona che ama se stessa diventa amabile.

Un mondo meno serio per essere felici

dicembre 11th, 2009 |

Vorrei che il mondo fosse meno serio e più sensibile alla vita; certo, dev’essere sincero, ma non serio.
Io voglio che il mondo impari che il senso dell’umorismo è una delle qualità fondamentali di un uomo felice.
Se non ridi, ti lasci sfuggire moltissimi misteri della vita: la risata ti rende un bambino innocente e ti collega all’esistenza; ti unisce al fragore dell’oceano, al silenzio delle stelle.
La risata, fa dell’uomo l’unico essere intelligente del mondo, perché solo chi è intelligente può ridere. Ma l’intelligenza va stimolata, va usata, altrimenti si impigrisce e muore.
Accade a qualsiasi parte del corpo: se non usi le gambe per anni, si atrofizzano… non riuscirai più a camminare. Se tenessi gli occhi chiusi per tre anni, perderesti il senso della vista.
La serietà è sempre stata ritenuta un requisito indispensabile, per avere il rispetto sociale; e questo ha reso tutti seri.
E oggigiorno, non si è più seri per un motivo particolare, si è semplicemente seri: è diventata una seconda natura; la gente ha scordato che è una malattia… è la morte del senso dell’umorismo.
Eppure la vita, tutt’intorno a noi, è colma di motivi per ridere… se hai il senso dell’umorismo, ti accorgi che non c’è tempo per essere tristi; a ogni istante, accade una cosa o l’altra…
Quando dimentichi di ridere, ti dimentichi sempre di cantare, di amare, di danzare… non solo di ridere.
La risata è unita ad altre qualità, così come alla serietà si uniscono altre cose: se ti dimentichi di ridere, ti dimentichi di amare. Come fai, con una faccia lugubre, a dire a una donna: “Ti amo”? Per lo meno un sorrisino dovrai pur farlo!
Con un volto serio, non riuscirai più a dire nulla… e la gente prende le cose con tale e tanta serietà, che tutto diventa opprimente.
Impara a ridere sempre di più. Impara ad essere felice!

Solitudine: perché c’è sofferenza e dolore quando sei da solo?

novembre 26th, 2009 |

Confrontare se stessi in solitudine fa paura ed è doloroso, ma bisogna sopportarlo. Non si dovrebbe fare nulla per evitarlo, nulla per distogliere la mente e nulla per sfuggirlo. Bisogna passarci attraverso e sopportarlo. La sofferenza e il dolore sono un buon segno, significano che ti stai avvicinando a una rinascita: ogni nascita è preceduta dal dolore. Non è possibile evitarlo, e comunque non va evitato perché fa parte della crescita.

Ma perché c’è questo dolore?
Se ne comprendi il motivo, questo ti aiuterà a passarci attraverso; e se ci passi in modo consapevole, ne verrai fuori più facilmente e più presto.
Perché c’è sofferenza quando sei da solo? La prima cosa è che in questa situazione l’ego sta male. Può esistere solo con gli altri; è cresciuto all’interno dei rapporti con gli altri, quindi non può esistere da solo. Quando si trova in una situazione in cui non è più in grado di sopravvivere, si sente soffocare, si sente a un passo dalla morte. Questa è la sofferenza più profonda: senti che stai morendo. Non sei tu che stai morendo, ma solo l’ego, che hai preso a considerare come te stesso, con cui ti sei identificato. L’ego non può esistere perché ti è stato dato dagli altri. È un contributo altrui, che non puoi portare con te quando ti allontani dagli altri.

In solitudine tutto ciò che sai su di te, cadrà; pian piano scomparirà. Puoi prolungare la vita dell’ego per un certo periodo – e anche per questo dovrai usare l’immaginazione – ma non puoi prolungarla molto a lungo. Senza la società, non hai radici: ti manca il terreno da cui ricavare il cibo. Questa è la principale sofferenza.
Non sai più chi sei: sei solo una personalità in dissoluzione, che si va disperdendo. Ma questo è un fatto positivo, perché se il falso non scompare, il reale non può emergere. Se non sei assolutamente pulito, limpido, il reale non può apparire.

In questo momento c’è un falso ‘tu’ che occupa il trono, e dev’essere detronizzato. Vivendo in solitudine, tutto ciò che è falso può andarsene. La realtà è che tutto quello che la società ti ha dato è falso; tutto quello che è nato con te, è autentico. Tutto ciò che è ‘te’ quando sei da solo, senza alcun contributo degli altri, è reale, autentico. Il falso deve sparire, ma il falso è un grande investimento. Hai investito tanto in esso; te ne sei preso tanta cura, e ora tutte le tue speranze sono collegate a esso. Perciò quando inizia a dissolversi, avrai paura, tremerai: “Che stai facendo a te stesso? Stai distruggendo la tua vita, la tua struttura”.
Avrai paura. Eppure devi passarci attraverso; solo allora potrai diventare impavido. Non dico che diventerai coraggioso, no. Diventerai impavido.
Il coraggio fa ancora parte della paura. Per quanto tu possa essere coraggioso, alle spalle del coraggio è nascosta la paura. Io dico ‘impavido’. Non sarai coraggioso; non occorre essere coraggiosi quando la paura non c’è. Paura e coraggio sono entrambi irrilevanti: sono aspetti della stessa medaglia. Le tue persone coraggiose sono come te, solo messe a testa in giù. Per te il coraggio è nascosto e la paura è in superficie; per loro, la paura è nascosta all’interno e il coraggio è in superficie. Quindi quando sei da solo, sei molto coraggioso. Quando pensi a qualcosa, sei molto coraggioso, ma quando accade la situazione reale, hai paura.

Si diventa impavidi quando si entra nella paura più profonda di tutte – quella del dissolversi dell’ego, del dissolversi dell’immagine e della personalità.
Questo fatto vuol dire morte, perché non sai se a partire da questa morte potrà emergere una nuova vita. Nel corso del processo, conoscerai solo la morte. Solo quando sarai morto per come sei ora – una falsa entità – solo allora saprai che la morte era solo una porta verso l’immortalità. Ma questo succederà alla fine; durante il processo starai solo morendo.
Tutto ciò a cui tenevi tanto, ti verrà portato via: la personalità, le idee, tutto ciò che consideri bello. Tutto questo ti lascerà. Verrai spogliato di tutti i ruoli e di tutte le vesti. In questo processo ci sarà la paura, ma questa paura è fondamentale, necessaria e inevitabile – è necessario passarci attraverso. Dovresti comprenderla e non cercare di evitarla; non fuggire, perché ogni fuga ti riporterà indietro. Tornerai di nuovo all’interno della personalità.

Quelli che vanno nel silenzio profondo e nella solitudine, mi chiedono sempre: “Ci sarà paura, e allora cosa fare?”. Io dico loro di non fare nulla, solo di vivere questa paura.
Se inizi a tremare, trema. Perché impedirlo? Se c’è paura dentro di te e inizi a tremare, trema di paura. Non fare nulla, lascia solo che accada – se ne andrà da sola. Se la eviti …e potresti evitarla. Puoi metterti a recitare mantra: “Ram, Ram, Ram”; ti attacchi al mantra in modo che la mente venga distratta. Raggiungi una certa pace; la paura scomparirà perché l’hai spinta nell’inconscio. Stava emergendo – ed era una cosa buona, te ne saresti liberato – ti stava lasciando, ma quando ti lascia, ti metti a tremare.

È un fatto naturale, perché un’energia che è sempre stata presente in ogni cellula del corpo e della mente – e sempre repressa – si sta dissolvendo. Ci sarà un tremare, uno scuotersi: sarà come un terremoto. L’anima nel suo complesso verrà scossa; ma tu lascia che accada. Non fare nulla; questo è il mio consiglio. Non metterti nemmeno a recitare mantra. Non provare a fare nulla perché tutto ciò che potrai fare è di reprimerla un’altra volta. Se le permetti di essere, se lasci che sia presente, ti lascerà – e quando ti lascerà, sarai una persona completamente diversa.

Criticare se stessi

novembre 9th, 2009 |

Mi sento molto critica verso me stessa. Dopo aver incontrato qualcuno, penso sempre a cosa ho detto e cosa avrei dovuto dire.

Questa è una cattiva abitudine. La consapevolezza di sé è un fatto positivo, ma il criticare se stessi non lo è, perché non è mai a proposito. Ti critichi quando il momento è già passato. La consapevolezza è nel presente, mentre la critica riguarda il passato. Ma non puoi disfare il passato, né puoi rifarlo. È finito, è finito per sempre; non c’è nulla che si possa fare. È stupido sprecare anche solo un istante a pensarci, perché quando ci pensi, non fai altro che sprecare anche il momento presente, ripetere lo stesso errore. Sii consapevole di tutto – relazioni, lavoro, meditazione… di tutto.
Sii consapevole quando una cosa è presente, mentre accade, e non essere mai critico. In quel momento di consapevolezza, qualcosa può essere trasformato. Se sei sveglio, ci sono tante cose che non puoi fare; ne farai invece delle altre. Se sei consapevole, non potrai commettere gli errori che poi critichi. La consapevolezza non è qualcosa che ti dia la possibilità di pentirti. Una persona consapevole non si pente mai; tutto ciò che non ha fatto, non ha fatto. Non serve compiangersi, criticarsi, piangersi addosso – queste sono tutte malattie. Quindi non criticare.
È un ‘trip’ dell’ego. Fai qualcosa, e poi nella tua mente cerchi di migliorarla. Ma questo mostra solamente che hai fatto qualcosa che è al di sotto dell’immagine creata dal tuo ego. Ti sei arrabbiato, mentre pensavi di essere una brava persona, una che non si arrabbia mai – ma ora ti sei arrabbiato. Più tardi ti accorgi che l’immagine che hai di te stesso è scaduta. Cosa puoi fare ora? Ai tuoi stessi occhi ti senti condannato.
Come potrai più mostrare la tua faccia in giro? Avevi detto a destra e a manca di essere una brava persona, una che non si arrabbia mai, e cose del genere. Ora che fare di tutta la pubblicità che ti eri fatto? Non puoi proprio dire di essere arrabbiato o avido o tirchio. C’è solo una possibilità: ti tiri su dalle stringhe delle scarpe, ti raddrizzi a forza, ti penti. Affermi: “Ho fatto una cosa sbagliata, qualcosa che non avrei dovuto fare. Avrei dovuto fare qualcos’altro”. Stai ritoccando la tua immagine, stai dicendo: “Va bene, magari mi sono arrabbiato, ma è stato solo l’errore di un momento. Me ne pento. Guarda, ho le lacrime agli occhi. Non sono così cattivo, dopotutto”. Puoi persino andare dalla persona con cui ti eri arrabbiato e chiederle perdono – ma anche questo è un ‘trip’ dell’ego. Ti sentirai di nuovo bene – sei davvero un brav’uomo! Hai conservato la tua rispettabilità. L’immagine che avevi di te si è riaffermata.
Se senti veramente che la rabbia era sbagliata, dimenticati del passato. È quando la rabbia è presente che devi rimanere sveglio. Quello è pentimento vero. Resta sveglio. Non dico di non chiedere mai perdono a qualcuno. Fallo pure, ma non perché sei pentito. Non scusarti per la tua rabbia ma per la tua inconsapevolezza. Riesci a comprendere la differenza?
Se ti sei arrabbiato, vai dalla persona e dille: “Ero inconsapevole. Mi sono comportato da sciocco, da ubriaco. Ero incosciente, come drogato. Ho fatto qualcosa, ma in effetti non c’ero”. Chiedi scusa per la tua inconsapevolezza, non per la rabbia. E ricorda che l’inconsapevolezza, non la rabbia, è il problema reale.
La prossima volta sii più consapevole. Che sia rabbia, odio, gelosia, possessività, le cose sono mille… ma la malattia vera è solo una: l’inconsapevolezza. Sono tutte facce dello stesso fenomeno. Se cerchi di cambiare questi problemi, non potrai mai farcela, perché sono milioni.

Vivere positivamente

ottobre 7th, 2009 |

Sii sempre positivo in ogni e ciascuna situazione. Comincia a vivere positivamente, solo questo: con emozioni positive. Essere negativo è essere auto-distruttivo, e alla fine suicida. Il tempio di Dio è aperto solo ai cuori che danzano, che cantano, che sono felici. Un cuore triste non può entrarvi, evita quindi la tristezza, riempi il tuo cuore di colori lussureggianti come quelli d’un pavone, e senza alcun motivo. Colui che ha un motivo per essere felice non è realmente felice. Danza e canta, ma non per gli altri, non per qualche motivo, ma solo per la gioia di danzare, e canta per la gioia di cantare, e la vita intera diventa divina e solo allora si trasforma in preghiera. Vivere così è essere liberi.

Infelicità e tristezza: che fare per essere felici?

ottobre 4th, 2009 |

Anche nei riguardi della infelicità puoi prendere un atteggiamento di celebrazione. Per esempio: sei triste – non identificarti con la tristezza. Diventa un testimone e sii contento del momento di tristezza, perché la tristezza ha la sua bellezza. Tu non lo hai mai osservato. Sei rimasto così identificato che non hai mai approfondito la bellezza di un momento triste. Se osservi, sarai sorpreso nell’accorgerti di quali tesori hai perduto.

Osserva: quando sei felice, non sei così profondo come quando sei triste.
Rispetto alla felicità, la tristezza ha una profondità; la felicità ha poco spessore. Vai a osservare le persone felici. Le cosiddette persone felici, i playboys o le playgirls – le troverai nei club, negli hotels, nei teatri – sono sempre sorridenti e sprizzano felicità. Li troverai sempre senza spessore, superficiali: non hanno alcuna profondità. La felicità è come le onde, rimane in superficie, e tu vivi una vita senza profondità. Rispetto alla felicità, la tristezza ha una profondità. Quando sei triste non è come essere onde sulla superficie, è come essere nelle profondità dell’Oceano Pacifico: una profondità di migliaia di chilometri.

Vai dentro la profondità, osservala. La felicità è rumorosa; la tristezza ha in sé un silenzio. La felicità può essere simile al giorno, la tristezza è come la notte. La felicità può essere simile alla luce, la tristezza è come l’oscurità. La luce va e viene, l’oscurità rimane – è eterna. La luce c’è ogni tanto, l’oscurità è sempre presente. Se entri nella tristezza, sentirai tutte queste cose. All’improvviso ti renderai conto che la tristezza è presente come un oggetto che osservi e di cui sei testimone, e comincerai a sentirti felice.
Che tristezza meravigliosa! È un fiore dell’oscurità, un fiore della profondità eterna.
È un abisso senza fondo, così silenzioso e melodioso. Non c’è assolutamente alcun rumore, alcun disturbo. Puoi continuare a cadere, a caderci dentro senza fine, e venirne fuori totalmente ringiovanito. È una pausa.

Dipende dall’atteggiamento. Quando diventi triste, pensi che ti sia accaduto qualcosa di brutto. Ma che ti sia accaduto qualcosa di brutto è una interpretazione: allora cominci a cercare una scappatoia. Non ci mediti mai sopra. Cerchi qualcuno da incontrare: a un party, al club, oppure accendi la televisione o la radio o ti metti a leggere il giornale – qualcosa che ti faccia dimenticare. Questo è un atteggiamento erroneo che ti è stato insegnato: che la tristezza è una cosa sbagliata. Non c’è niente di sbagliato, è un’altra polarità della vita.
La felicità è un estremo, la tristezza è l’altro. La beatitudine è un lato, l’infelicità è l’altro. La vita è fatta di entrambi, e la vita ha un ritmo per la presenza di entrambi. Una vita fatta solo di beatitudine avrà molti aspetti, ma non avrà profondità. Una vita solo di tristezza avrà profondità, ma non avrà molte dimensioni. Una vita fatta sia di tristezza che di beatitudine è multidimensionale; si muove in tutte le direzioni contemporaneamente.

Osserva la statua del Buddha oppure ogni tanto guarda nei miei occhi e le troverai tutte e due insieme: una beatitudine, una pace e anche una tristezza. Vi troverai una beatitudine che contiene in sé anche la tristezza, perché quella tristezza le dà profondità. Osserva la statua di Buddha – beato, ma anche triste. La parola ‘triste’ ha in se stessa una connotazione negativa, indica che qualcosa non va. Questa è la tua interpretazione.
Per me, la vita è buona nella sua totalità. E quando comprendi la vita nella sua totalità, solo allora puoi celebrare. Altrimenti no. La celebrazione significa: qualsiasi cosa succeda, non ha importanza: io celebro. La celebrazione non è condizionata a certe cose: ‘Quando sarò felice celebrerò’ oppure ‘Quando sarò infelice non celebrerò’.
La celebrazione non ha condizioni: io celebro la vita.

Mi porta infelicità – bene, io la celebro. Mi porta felicità – bene, io la celebro. La celebrazione è il mio atteggiamento, indipendentemente da quello che la vita mi porta.
Ma i problemi nascono perché tutte le volte che uso le parole, quelle parole hanno connotati precisi nella tua mente. Quando dico: ‘Celebra’, pensi che uno debba essere felice. Come fai a celebrare quando sei triste? Io non sto dicendo che devi essere felice per celebrare. La celebrazione è gratitudine per tutto quello che la vita ti dà. Qualsiasi cosa Dio ti possa dare, la celebrazione è gratitudine, è la sensazione di essere grati.

Ricetta per essere felici

settembre 9th, 2009 |

La ricetta della felicità arriva dal celebre ipnoterapeuta inglese Paul McKenna, noto anche per aver insegnato tecniche di sviluppo personale a star del calibro di David Bowie e Robbie Williams. Al tema ha dedicato un libro, dal libro “Control Stress: Stop Worrying And Feel Good Now” (Bantam Press). La regola 80/20 nella vita quotidiana, spiega, ad esempio ci può far scoprire che l’80% del nostro stress è legato al 20% delle persone che conosciamo. A questo punto non è difficile depennarle dall’elenco delle persone che frequentiamo abitualmente, con conseguente immediato vantaggio per la nostra vita che diventerà subito più gioiosa.

Ma non finisce qui. La ricetta per essere felici contiene cinque mosse efficaci che l’esperto rivela al giornale britannico “Daily Mail”. Si tratta di una ricetta semplice e alla portata di tutti, semplicemente sfruttando il potere dei ricordi. Il presupposto di tutto è che, quando ci si sente sopraffatti dallo stress, “anche un piccolo inconveniente sembrerà una tragedia, mentre se si galleggia sull’onda dei sentimenti positivi simili piccole increspature non ti toccheranno”, spiega lo specialista. E aggiunge: “La felicità di fondo è uno stato sottile che pervade tutto, indipendentemente da ciò che ci circonda, ed è caratterizzata da uno stato di allerta rilassato”.

Un modo semplice per ottenere una vera iniezione di benessere semplicemente concentrandosi sulle cose positive vissute che cambia la chimica del cervello, è favorire la liberazione delle endorfine, sostanze che il nostro cervello secerne nei momenti di piacere e dello star bene. Per liberare queste molecole e ritrovare il sereno, lo specialista suggerisce una tecnica messa a punto per creare sentimenti positivi a richiesta (o almeno per predisporsi ad essi):

1) “Ricorda un momento in cui hai sperimentato un’iniezione di
endorfine: ad esempio mentre facevi l’amore, o ridevi di gusto, o in
un momento di euforia”.
2) “Rivivilo nei dettagli, come se tornassi indietro nel tempo, rievocando odori, sensazioni e altre caratteristiche di quel momento”.
3) “Non appena il ricordo sarà vivo nella tua mente, questo renderà i colori della memoria più brillanti e i suoni più nitidi”.
4) “Stringi pollice e indice della mano destra insieme cinque volte di seguito”.
5) Una volta strizzato pollice e indice “e richiamato alla mente il ricordo del sentimento che vuoi ritrovare, ha creato un bottone delle endorfine. Ogni volta che farai questa cosa, per te sarà facile rilassarti, lasciarti andare e ridere della maggior parte delle cose che ti irritano”, assicura l’ipnoterapeuta.

Si tratta in effetti di una tecnica di autoipnosi che richiede un po’ di esercizio e di perseveranza. Ma, spiega l’esperto britannico, ci sono anche altri sistemi per ritrovare la felicità di fondo: ad esempio riscoprire la gratitudine, facendo una lista delle piccole cose quotidiane per cui ringraziare un essere superiore, che lo si voglia chiamare Dio o semplicemente fortuna. “Dalla famiglia, al primo caffé della giornata, da un fantastico colpo di golf, alla propria canzone preferita. I benefici di questo semplice esercizio sono notevoli, ci fanno sentire più ottimisti e più attenti, regalandoci entusiasmo ed energia” ogni volta che si butta un occhio alla lista, assicura McKenna, convinto che anche in questo campo “la pratica rende perfetti”. Il segreto è arricchire la lista con almeno cinque nuove voci ogni giorno.

Essere pazienti

luglio 18th, 2009 |

Impara a trasformare i tuoi veleni in miele. Come si fa? C’è un procedimento semplicissimo. Perfino parlare di trsformazione non è esatto, perché non occorre che tu faccia nulla, la sola cosa che serve è la pazienza. Questo è uno dei massimi segreti: provalo. Quando l’ira si accende in te, non fare nulla. Semplicemente siedi in silenzio e osservala. Non avversarla, non alimentarla. Non cooperare, non reprimere. Osservala soltanto, abbi pazienza, sta’ a vedere cosa succede. Lasciala crescere. Ricorda solo una cosa: non fare nulla nel momento dell’ira, aspetta! Lasciale solo un po’ di tempo, aspetta e ti stupirai. Vedrai che, se sai aspettare abbastanza, l’ira diviene compassione. E’ come una ruota che giri per conto suo. Sei tu che hai fretta. Se sai aspettare un po’, proprio come la notte si muta nel giorno, così l’ira si muta nella compassione. Sono la stessa energia. Perché la trasformazione avvenga basta metterci solo la pazienza, nient’altro.

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